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C'era una volta il Premio Sergio Leone e la magica atmosfera delle colonne di Ennio Morricone

C'era una volta il Premio Sergio Leone e la magica atmosfera  delle colonne di Ennio Morricone

 - a cura di Antonio Porcelli - Era il 2003 ed il maestro Ennio Morricone arrivò a Torella dei Lombardi per partecipare alla manifestazione del Premio Sergio Leone, appuntamento di prestigio per il cinema western e per l'omaggio al grande regista figlio della terra irpina. Nel magnifico Castello Candriano, Morricone venne intervistato dal direttore artistico della manifestazione Gianni Minà e gli invitati ebbeno la fortuna e l'onore (umilmente io c'ero... ) di deliziarsi con le stupende colonne sonore dei film di Sergio Leone con il concerto dell'orchestra " Roma Sinfonietta" diretta dal figlio Andrea. Erano le magiche serate d'estate dell'Irpinia, anzi dell'Alta Irpinia con tanta gente, tanti visitatori ma in particolare tanta sensibilità verso l'arte del cinema, della forza e l'energia per evitare di cadere nella voragine aperta dal terremoto del 1980 che aveva inghiottito anche l'identità della nostra terra. Torella dei Lombardi, come in altri paesi del cratere era riuscita a ritrovare il sorriso, la speranza e l'attenzione giusta verso le appartenenze dimenticate per la furia della natura. Il premio Leone ha rappresentato, anche se con diverse sfumature, il coinvolgimento dei tanti verso la magia della cultura che paga, arricchisce e diventa l'humus per rinnovarsi e ricrescere. Quel momento del Festival ha contribuito a poter raccontare gli eventi e gli uomini del cinema  attraverso le modalità della narrazione e del racconto. Leone come Morricone, Scola ed altri illustri irpini,   hanno sempre generato la  narrazione che si intreccia con quella degli altri esseri umani a conferma che nessuno di noi è più un'unica individualità perchè ognuno è anche quel segmento di sè che la memoria condivisa con tutti gli altri ha generato. 
" Un mondo  in cui non hai una storia è un mondo di assoluta possibilità" scriveva un grande McIntosh. La storia degli umili, dei nostri emigranti, del west, della musica che pervade, del Padrino che spesso riappare. Quei giorni, come quelli di D'Onofrio e Marino per l'atmosfera dei grandi arrivi in Irpinia con il Laceno D'Oro, è svanita nelle tentacolari nebbie create ad arte dai falsi cultori dell'Irpinia,  della politica senza pensiero e dei mediocri che sono più propensi a scattarsi selfie con l'erogazione di finanziamenti per  concerti senza ricadute dul Territorio. 
Rimangono le foto, le testimonianze di sindaci tenaci come Lasprogata, Marciano di giovani intraprendenti oggi amministratori come Delli Gatti,  dell'energia dell'indimenticato Rosario D'Agostino, l'impegno  di Laura Pisani e tanti giovani di belle speranze. Torella con Minà, Morricone, Terence Hill, Carlo Verdone,  Carlo Lizzani, Bud Spencer , tanti uomini eroi attende segnali dagli Enti che hanno esportato verso il napolicentrismo e la costiera, anche grazie alle " gelosie"  a volte vendicative  i fondi necessari per evitare " l'inganno " di chi tenta sempre di demonizzare i brutti, i buoni dai cattivi a seconda della convenienza. Il deserto culturale dell'Irpinia fa i conti con le contraddizioni e le ideologie dei parlatori di professione: la spensieratezza del Festival della comicità a Lioni, la tendenza artististica di Sant'Andrea di Conza, il Laceno d'Oro, il Sergio Leone e tanti momenti d'oro della creatività irpina, sono scomparsi per le storture della politica e dell'apparire senza contenuti. Per questi motivi, in attesa che si compia il miracolo, Grazie grande maestro Ennio, il più rivoluzionario dei compositori  per averci inebriati con  la magia del suono, delle emozioni facendoci ritrovare senza dimenticarci  che siamo sempre noi a scrivere la nostra storia e quella di tutti.

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