Niente calcio in tv per gli italiani all'estero, la Rai non compra i diritti

Niente calcio in tv per gli italiani all'estero, la Rai non compra i diritti

Tifano Juve, Napoli o Inter, ma anche Avellino o Palermo. Vivono lontano dall'Italia ma la domenica continuano a ritrovarsi davanti alla tv per emozionarsi, esultare o imprecare contro l'arbitro di turno assieme ai loro connazionali. Sono gli italiani all'estero che, nonostante i tanti kilometri di distanza dalla loro terra, continuano a tifare per la squadra del cuore. Per loro quello della partita è un modo per restare legati alle proprie origini, spesso in paesi come gli Stati Uniti e l'Australia che non hanno una grande tradizione calcistica, oppure in Argentina e Germania dove invece a calcio sanno giocare eppure si guarda ancora al campionato italiano come il più difficile del mondo.

Ma per i tifosi italiani all'estero, moltissimi di nuova generazione, quest'anno i riflettori della Serie A resteranno spenti. A meno di clamorosi dietrofront, la Rai ha deciso di non comprare i diritti per la trasmissione delle partite fuori dai confini nazionali.  Non ci sarà quindi la “Giostra del gol”, il tradizionale contenitore sportivo della domenica pomeriggio passato lo scorso anno alle dipendenze di Rai Sport e sottoposto ad un interessante restyling dal direttore Eugenio De Paoli. Il paradosso è che la trasmissione, vista da milioni di persone nei vari Paesi stranieri, è incapace di vendere spazi pubblicitari perché la Sipra, concessionaria per la Rai, non è mai riuscita a quantificare esattamente gli spettatori. 
Ora in tanti sperano in un intervento del ministero degli Esteri per sollecitare la dirigenza di viale Mazzini ed evitare "l'abbandono" di tanti italiani che ancora credono nella magia di uno sport che George Bernard Shaw definiva come "l'arte di comprimere la storia universale in 90 minuti."

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