Sant'Angelo dei Lombardi si ritrova a Santa Maria delle Grazie nell'atmosfera del Parco della Memoria.

 ll Parco della Memoria, Santa Maria delle Grazie, fortemente voluto dall’Amministrazione Comunale di Sant’Angelo dei Lombardi in collaborazione con la Provincia di Avellino e la Comunità Montana Alta Irpinia - in occasione del quarantennale del terremoto dell’Irpinia - ha aperto le sue porte alla cittadinanza con la  rappresentazione teatrale “W Gesù… non si dorme più”, scritta e diretta da Katia Cogliano. Il convento di origine francescana fu distrutto nella tragica sera del 23 novembre '80 con la perdita di vite umane, ragazze e suore delle Figlie della Carità di San Vincenzo de' Paoli. Nel luogo simbolo del dolore è sorto il Parco della Memoria con 432 alberi quante furono le vittime del sisma, per tenere sempre vivo il filo dell'identità e della solidarietà. Un luogo pronto ad accogliere le molteplici fragilità con un ruolo di grande valore educativo e sociale. E ieri sera, dopo una settimana di rinvio dell'evento in seguito alla scomparsa di un cittadino stimato dalla comunità, la rappresentazione ha coinvolto i presenti per il ruolo civile, morale e sentimentale svolto dalla comunità religiosa nella storia di Sant'Angelo dei Lombardi che ha sempre amato il Convento la cui fondazione risale al 1626. Tra le attività benefiche del convento in favore della comunità, occorre riportare la nota di Mons. Giuseppe Chiusano: " L'Orfanatrofio, già in attività dal 1858, comprendeva tutti i comuni dell'Alta Irpinia, da Montemarano a Rocchetta S.Antonio ( allora provincia di Avellino), e contava, nel 1895, trenta assistite. Vennero aggiunti subito un asilo comunale, che, alla stessa data del 1895, contava 150 bambini, un Pensionato per studentesse della locale Scuola Tecnica, in numero mai meno di dieci; un Ospedale, trasformatosi poi in Ospizio per vecchi. Di questo, tutto è rimasto, con alterne vicende e numero, all'infuori dell'Ospizio dei vecchi, definitivamente chiuso quando le superstiti rendite, con cui si manteneva, vennero incamerate arbitrariamente dal Prefetto della Provincia Tullio Tamburini, per costruire la Casa dell'Eca, dietro la Croce, nel 1938, attualmente in pessime condizioni e disabitata. Presso le Suore si aprì anche un Doposcuola, frequentato fin dall'inizio da tante brave mamme, le quali appresero, con il leggere, scrivere e far di conto, eccellenti virtù domestiche, onde il più delle famiglie cittadine, per la preparazione morale delle donne sempre all'origine dei buoni costumi, offrì esempi di amore alla Religione, all'onestà, al lavoro". 

Una serata all'insegna della suggestione del luogo e dell'emozione avvertita per il significato profondo che ancora oggi è attuale e vivo nella coscienza locale che ha reso omaggio all'autrice con applausi per i giovani interpreti  che hanno saputo rendere palpabile con grande sensibilità il luogo della fratellanza e del dolore. Il ricordo di Suor Giuseppina, Suor Giustina e Ma mere rese vive dalle interpretazioni di Mariangela Vuolo, Elisa Straccia e Patrizia Mancusi hanno rievocato l'atmosfera della  grande umanità presente nel luogo amato dai santangiolesi. 


Angela, Lina, Elena, Nina, Maria, Pina hanno saputo immergersi con grande maestria nel ruolo delle ragazze ospiti nel collegio con la semplicità del momento e con il linguaggio dell'innocenza.


Brave pertanto, Maria Grazia Masullo,  Gaia Aquilone, Marilù Villani, Martina Natale, Maria Elena Verderosa,  Katerina Landolfi che insieme ad Antonio Forgione, Antonio Nivone ed Enzo Signorelli hanno reso una serata di fine agosto, un momento di rara emozione che interroga le coscienze e il senso della vita. (   di Antonio Porcelli  )