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Il Conservatorio Cimarosa vince il concorso nazionale del MUR per il Giorno del Ricordo
mercoledì 28 ottobre 2026 - Da Redazione
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Il Conservatorio di Musica “Domenico Cimarosa” di Avellino è stato proclamato vincitore del II Concorso nazionale per la realizzazione di un’installazione temporanea in occasione del Giorno del Ricordo, promosso dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR). Il progetto “Crivello” si è classificato al primo posto con 80 punti su 100, superando nella selezione finale l’Università Politecnica delle Marche e l’Accademia di Belle Arti di Napoli.
Il risultato, formalizzato con Decreto Direttoriale n. 477 del 27 ottobre 2026, assegna al Conservatorio un contributo massimo di 124.720 euro per la realizzazione dell’opera. Il progetto è stato sviluppato da un gruppo di ricerca coordinato dalla professoressa Alba Francesca Battista, con i dottorandi della Scuola di Dottorato del Cimarosa Giovanni Roma, Marco Cucciniello, Davide Ferrara, Catello Coppola, Giovanni Rota e Mattia Imbimbo.
Il Giorno del Ricordo, celebrato ogni anno il 10 febbraio, è la ricorrenza civile istituita dalla Repubblica Italiana per conservare e rinnovare la memoria della tragedia delle foibe, dell’esodo degli italiani dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia e delle vicende del confine orientale nel secondo dopoguerra. Attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea, “Crivello” intende avvicinare soprattutto le nuove generazioni a questa complessa pagina di storia, invitando a riflettere sul valore della memoria e sulla responsabilità della testimonianza.
1.Una barca che trasforma la perdita in ascolto
“Crivello” è uno scafo ligneo rovesciato e traforato, modellato sulla batana istriana, imbarcazione tradizionale dell’Adriatico orientale. Il nome richiama lo strumento che separa: nell’opera diventa metafora di un confine che ha diviso terre, lingue e destini un tempo intrecciati. La barca capovolta è il simbolo dell’esodo e dello sradicamento, ma anche di un ritorno ideale: l’imbarcazione dell’altra sponda dell’Adriatico si posa a Venezia, città profondamente legata alla storia e ai materiali di quel mare.
I fori disseminati nello scafo non sono semplici aperture decorative: evocano le assenze, le ferite e ciò che la storia non può restituire. Attraverso di essi passano il vento, la luce e il suono. Prua e poppa rimangono invece cieche e silenziose, a rappresentare la parte irrisolta del passato. La poetica dell’opera rovescia così la percezione della mancanza: i vuoti non vengono cancellati, ma diventano gli spazi attraverso cui la memoria può ancora parlare.
2.Il vento sceglie le voci, la presenza dà vita al ricordo
Un sistema di sensori rileverà la direzione del vento, che orienterà l’emersione sonora dei toponimi doppi del confine orientale: Trieste/Trst, Fiume/Rijeka, Pola/Pula, Zara/Zadar. Non sarà una sequenza prestabilita a decidere quale lingua ascoltare: sarà l’ambiente stesso a determinare, di volta in volta, la voce che affiora. Nessuna delle due sponde avrà l’ultima parola.
L’opera si attiverà in presenza dei visitatori, senza identificarli: l’ascolto diventa così condizione dell’esistenza stessa della composizione. È il cuore del progetto: «La memoria, senza testimoni, tace». La partecipazione di chi si avvicina trasforma un oggetto inerte in un luogo di relazione tra storia, ambiente e coscienza individuale.
3.Dalla luce ricevuta alla luce donata
Durante il giorno il sole attraverserà la superficie forata, disegnando a terra una costellazione di punti mobili. Di notte il processo si invertirà: una sorgente luminosa interna farà risplendere lo scafo dall’interno. La barca dell’esodo diventerà una lanterna, simbolo del passaggio dalla perdita alla responsabilità di chi resta. I visitatori potranno anche affidare un pensiero anonimo a una cassetta collocata accanto all’opera; al termine dell’esposizione, i messaggi contribuiranno a una restituzione pubblica con le scuole veneziane.
Un testo inciso sul basamento renderà ancora più esplicita questa responsabilità, con una formulazione che sovverte il linguaggio normativo per trasformarlo in un impegno umano: «La lettura vale come firma». Non una memoria ridotta alla celebrazione, dunque, ma un incontro con ciò che il passato chiede al presente.
4.La ricerca della Scuola di Dottorato
La vittoria valorizza il ruolo della Scuola di Dottorato del Conservatorio Cimarosa e il suo approccio interdisciplinare, nel quale musica, ricerca elettroacustica, interazione, arte contemporanea e riflessione storica si integrano. Si tratta di un riconoscimento che porta sul palcoscenico nazionale la capacità dell’alta formazione musicale di produrre ricerca originale e di confrontarsi con questioni culturali di grande rilievo civile.
«Questo risultato rappresenta una soddisfazione straordinaria, ma soprattutto conferma il valore della ricerca che stiamo costruendo all’interno del Conservatorio Cimarosa», dichiara la professoressa Alba Francesca Battista, coordinatrice del gruppo di ricerca. «Credo profondamente che un Conservatorio debba essere non soltanto un luogo di formazione musicale di eccellenza, ma anche un centro vivo di produzione della conoscenza, capace di affrontare le grandi questioni culturali, scientifiche e sociali del nostro tempo. La nostra Scuola di Dottorato è una realtà meravigliosa: uno spazio nel quale giovani ricercatori possono sperimentare, condividere competenze e trasformare intuizioni originali in progetti concreti».
«Questo riconoscimento appartiene in particolare ai nostri dottorandi, alla loro intelligenza, alla loro sensibilità e alla capacità di lavorare insieme. Con “Crivello” abbiamo voluto mostrare che il suono non è soltanto materia artistica: può diventare strumento di conoscenza e memoria. La tecnologia, in questo caso, non serve a stupire, ma a rendere possibile un gesto profondamente umano: ascoltare. Sono orgogliosa che una proposta nata in un Conservatorio del Mezzogiorno abbia conquistato il primo posto in una competizione nazionale aperta al mondo universitario e dell’alta formazione artistica. È una dimostrazione concreta del contributo che la ricerca musicale può offrire alla società».
A sottolineare il valore istituzionale del risultato è anche la direttrice del Conservatorio, professoressa Maria Gabriella Della Sala, che ha fortemente sostenuto la partecipazione dei dottorandi al progetto e la crescita della Scuola di Dottorato.
«Ho creduto nella nostra Scuola di Dottorato fin dal primo momento, perché rappresenta una delle sfide più ambiziose e importanti per il futuro del Conservatorio. Ho voluto fortemente che i nostri dottorandi fossero protagonisti di questa candidatura: la ricerca non può rimanere confinata nelle aule, ma deve misurarsi con progetti reali, dialogare con altre discipline e assumersi la responsabilità di parlare alla società. “Crivello” dimostra quanto sia feconda la collaborazione tra giovani ricercatori e docenti e quanta forza espressiva possa nascere dall’incontro tra musica, tecnologia e memoria. Questa vittoria è motivo di grande orgoglio per tutta la nostra comunità accademica e conferma che investire sul talento e sulla ricerca significa investire nel futuro dell’istituzione e del territorio», dichiara la direttrice Maria Gabriella Della Sala.
5.L’installazione a Venezia
L’opera dovrà essere realizzata e installata a Venezia entro il 9 febbraio 2027, in vista delle celebrazioni del Giorno del Ricordo del 10 febbraio, e sarà esposta per un anno. Il concorso rientra nelle iniziative previste dalla legge 21 febbraio 2024, n. 16, per promuovere specialmente tra le giovani generazioni la conoscenza delle vicende del confine orientale, della tragedia delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.
Con “Crivello”, il Conservatorio Cimarosa porta a Venezia un’opera nella quale il linguaggio della ricerca artistica e tecnologica diventa un invito alla responsabilità collettiva: ricordare non significa soltanto guardare il passato, ma scegliere di ascoltarlo.