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Spoleto, via la patente al capo dei vigili: troppe multe, ora si muove con l'autista

Da "Il Messaggero.it" - 14/09/2011
Lo aveva giurato sul codice della strada, massiccio e inflessibile: farò rispettare quelle regole a tutti, me compreso. Così è stato, ha cominciato da se stesso. Neanche fosse stata una profezia. Perché Vincenzo Russo, 40 anni, campano, nominato due giorni fa comandante dei vigili urbani di Spoleto, dal codice ha ricevuto la punizione più dura, il massimo della pena, il ritiro della patente. È accaduto qualche mese fa, prima di diventare primo della classe dei vigili della città del «Due Mondi».
Niente più punti, fine della corsa, addio alla patente. Quando la missione diventa una croce. Come succede a migliaia di automobilisti, Russo non ha infranto il codice in maniera clamorosa, non correva ai 240 all’ora, ma la velocità consentita qualche volta l’ha superata e qualche divieto l’ha infranto. È una sommatoria d’infrazioni, un collage di multe, tra velocità e guida pericolosa costringerlo a girare con l’autista anche verso casa, quando il turno si chiude. C’è chi giura di averlo visto ripassare le domande dei quiz durante la pausa pranzo. Per necessità, non per pignoleria.
D’altra parte fino a ieri era un semplice quanto stimato dirigente comunale di lungo corso, con un curriculum di capace organizzatore. Un civile, quindi. Poi si è ritrovato quelle stellette, arrivate un po’ per capacità e un po’ dal cielo, ma senza la patente. Il ritiro è avvenuto quando era solo gentiluomo e non ufficiale. Lavorava sempre a Spoleto, ma tornava spesso nella sua Napoli lungo l’autostrada dove l’acceleratore diventa leggero e la velocità complice della voglia di tornare a casa. E se fino a qualche settimana fa, prima del nuovo incarico, sembrava essersi rassegnato a viaggiare in treno, il nuovo ruolo gli impone di tornare sui libri.
Per riavere la patente di guida, come i diciottenni e i dannati del codice sarà costretto a rifare tutta la trafila dei neo patentati, con tanto di quiz e prova pratica. Se la patente è il requisito minimo per diventare vigile, immaginarsi per fare il comandante. Prima di essere scoperto agli amici aveva confidato: «Questa cosa non ha niente a che vedere con il mio nuovo incarico, è roba vecchia. Ora studio e sistemiamo tutto». Chissà se sarà così facile. Un attestato di onestà gli va riconosciuto: non ha cercato di farsi raccomandare per evitare quella punizione.
Con l’autista finché è a Spoleto, quando torna verso il Vesuvio il comandante Vicenzo Russo viaggia in treno e studia. Specialmente quell’articolo del codice della strada che parla di patenti e di ritiri. Da leggere piano, senza fretta.
Lo aveva giurato sul codice della strada, massiccio e inflessibile: farò rispettare quelle regole a tutti, me compreso. Così è stato, ha cominciato da se stesso. Neanche fosse stata una profezia. Perché Vincenzo Russo, 40 anni, campano, nominato due giorni fa comandante dei vigili urbani di Spoleto, dal codice ha ricevuto la punizione più dura, il massimo della pena, il ritiro della patente. È accaduto qualche mese fa, prima di diventare primo della classe dei vigili della città del «Due Mondi».
Niente più punti, fine della corsa, addio alla patente. Quando la missione diventa una croce. Come succede a migliaia di automobilisti, Russo non ha infranto il codice in maniera clamorosa, non correva ai 240 all’ora, ma la velocità consentita qualche volta l’ha superata e qualche divieto l’ha infranto. È una sommatoria d’infrazioni, un collage di multe, tra velocità e guida pericolosa costringerlo a girare con l’autista anche verso casa, quando il turno si chiude. C’è chi giura di averlo visto ripassare le domande dei quiz durante la pausa pranzo. Per necessità, non per pignoleria.
D’altra parte fino a ieri era un semplice quanto stimato dirigente comunale di lungo corso, con un curriculum di capace organizzatore. Un civile, quindi. Poi si è ritrovato quelle stellette, arrivate un po’ per capacità e un po’ dal cielo, ma senza la patente. Il ritiro è avvenuto quando era solo gentiluomo e non ufficiale. Lavorava sempre a Spoleto, ma tornava spesso nella sua Napoli lungo l’autostrada dove l’acceleratore diventa leggero e la velocità complice della voglia di tornare a casa. E se fino a qualche settimana fa, prima del nuovo incarico, sembrava essersi rassegnato a viaggiare in treno, il nuovo ruolo gli impone di tornare sui libri.
Per riavere la patente di guida, come i diciottenni e i dannati del codice sarà costretto a rifare tutta la trafila dei neo patentati, con tanto di quiz e prova pratica. Se la patente è il requisito minimo per diventare vigile, immaginarsi per fare il comandante. Prima di essere scoperto agli amici aveva confidato: «Questa cosa non ha niente a che vedere con il mio nuovo incarico, è roba vecchia. Ora studio e sistemiamo tutto». Chissà se sarà così facile. Un attestato di onestà gli va riconosciuto: non ha cercato di farsi raccomandare per evitare quella punizione.
Con l’autista finché è a Spoleto, quando torna verso il Vesuvio il comandante Vicenzo Russo viaggia in treno e studia. Specialmente quell’articolo del codice della strada che parla di patenti e di ritiri. Da leggere piano, senza fretta.