Altri quattro dottori di ricerca formati nei laboratori di Biogem nel laboratorio di Nefrologia Traslazionale

Altri quattro dottori di ricerca formati nei laboratori di Biogem Hanno brillantemente discusso la propria tesi di dottorato altri quattro giovani ricercatori cha hanno condotto i propri esperimenti presso Biogem, in particolare nel laboratorio di Nefrologia Traslazionale. Insieme all’oncologia, lo studio dei meccanismi molecolari delle patologie renali costituisce un asse portante delle ricerche biomediche di Biogem. L’area nefrologica, diretta dal prof. Francesco Trepiccione, si struttura in diverse linee di ricerca specifiche: malattie rare, diretta dalla dott.ssa Anna Iervolino, fisiologia renale molecolare e cellulare, diretta dalla dott.ssa Yoko Suzumoto, e rapporto rene-cervello, diretta dal prof. Giovambattista Capasso, direttore scientifico di Biogem. Mercoledì 28 gennaio hanno discusso la propria tesi di dottorato in Scienze Mediche, Cliniche e Sperimentali presso l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli i dottori Ananya De, Antonella Iannaccone, Antonio Miele e Antonio Villanova. Il lavoro della dott.ssa De, giovane ricercatrice proveniente dall’India, ha per titolo ‘Asse rene-cervello nel CKD precoce nel modello murino: approfondimenti comportamentali e molecolari’, dove CKD sta per ‘malattia renale cronica’. Questa patologia è sempre più riconosciuta come una patologia sistemica che va oltre la disfunzione renale, contribuendo allo sviluppo di deficit cognitivi, i cui meccanismi rimangono in gran parte sconosciuti. Biogem è da diversi anni impegnata a livello internazionale su questa linea di ricerca, che ha di fatto contribuito ad introdurre e sviluppare in modo significativo. La ricerca sviluppata dalla dott.ssa De ha permesso di identificare una fase pre-sintomatica del declino cognitivo associato alla CKD. Questi risultati sono molto promettenti sul piano clinico, in quanto permettono di definire degli interventi preventivi e di trattamento precoce del declino cognitivo associato alla malattia renale cronica. Il lavoro della dott.ssa Iannaccone ha per titolo ‘Risposte citotossiche e adattative differenziali agli idrocarburi policiclici aromatici in cellule renali: il ruolo protettivo dell’oleuropeina da Olea europaea’. Questa ricerca analizza il ruolo dell’olivo (Olea europaea) come indicatore della qualità dell’ambiente e come possibile fonte di sostanze naturali con effetti protettivi per le cellule, in aree esposte all’inquinamento atmosferico da alcune sostanze tossiche chiamate idrocarburi policiclici aromatici (IPA), tipiche dei processi di combustione. Gli esperimenti di laboratorio condotti su cellule renali umane indicano che l’esposizione a queste sostanze può danneggiare le cellule in modo progressivo, a seconda della dose e della durata del contatto. La ricerca della dott.ssa Iannaccone ha mostrato che l’oleuropeina, un composto naturale tipico dell’olivo, riduce in modo significativo il danno cellulare causato dagli inquinanti, aiutando le cellule a mantenere la loro vitalità. Pertanto, l’olivo emerge come una vera e propria ‘sentinella ecologica’, capace di segnalare la presenza di inquinanti e allo stesso tempo di fornire sostanze utili alla difesa cellulare. Il lavoro del dott. Miele ha per titolo ‘La terapia genica con virus adeno-associati come nuovo approccio terapeutico per il trattamento di malattie renali genetiche rare’. La terapia genica è una delle frontiere più promettenti della medicina moderna per il trattamento delle malattie genetiche rare. Tuttavia, per la sindrome di Fanconi-Bickel non esiste ancora una cura definitiva. Questa rara patologia colpisce i reni ed è causata da alterazioni di un gene chiamato Slc2a2, fondamentale per il corretto funzionamento delle cellule del tubulo prossimale renale. Uno dei principali ostacoli allo sviluppo di una terapia efficace è riuscire a trasportare il gene corretto esattamente nel tessuto bersaglio, evitando effetti indesiderati in altri organi. I vettori virali adeno-associati, già ampiamente utilizzati in terapia genica, sono considerati sicuri ed efficienti, ma indirizzarli in modo selettivo al rene rappresenta ancora una sfida. Il dott. Miele ha testato una nuova modalità di somministrazione, l’iniezione retro-ureterale, che consente di raggiungere direttamente il rene, valutando l’utilizzo di due vettori specifici, dimostrando che uno in particolare ha una maggiore specificità per le cellule del tubulo prossimale del rene. Questi risultati preliminari pongono le premesse per un possibile nuovo approccio di terapia genica mirata per la sindrome di Fanconi-Bickel e per altre malattie genetiche rare.
