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"I figli si accarezzano quando dormono", Sibilia e la filosofia di vita applicata al calcio

Era uno spettacolo in campo e fuori. L' Avellino era il nostro pane quotidiano, il sale di ogni domenica e della partecipazione dell'intera provincia. Ci siamo ridestati dal torpore con la grande festa della vittoria sul Lecce con l'approdo in serie B. Le luci della ribalta nazionale e la Rai in particolare, iniziarono a commentare e seguire la squadra di provincia che iniziava a stordire gli avversari con la tenacia dei piccoli e la forza della fame. Vincevamo. Davamo spettacolo ma innanzitutto eravamo duri a morire. Si giocava palla su palla, contrasti in ogni angolo del campo e con talentuosi campioni sconosciuti ai piu' diventammo la provinciale temuta e rispettata in ogni campo. Un miracolo della società, della squadra e in particolare di uomini dalla tempra determinata, antica ma vera. Antonio Sibilia era il Presidente, l'uomo che riusciva a creare una squadra competitiva grazie alla fitta rete di osservatori, a giovani in gamba come direttori sportivi sconosciuti ai più ma non al suo fiuto intelligente. Era il vero osservatore in campo e fuori, con la sua pratica di vita concreta e vincente. Era il vero amalgama tra tifoseria, calciatori e provincia. Quarantamila in campo, il resto sintonizzato sulle radioline per "Tutto il calcio minuto per minuto" e sulle frequenze delle nascenti radio libere irpine. Il sogno realizzato tra politica e calcio che contava si materializzò attraverso imprese che una generazione intera non ha dimenticato. I grandi squadroni hanno lasciato punti e difficilmente sono usciti indenni dal Partenio sempre in festa e circondato dalle attese di famiglie intere anche negli angoli più sperduti dell'Irpinia che cresceva. Il burbero ma generoso commendatore aveva la capacità dell'uomo che si era fatto da solo e che era solito affermare, "I figli, si accarezzano quando dormono". Un sistema educativo concreto applicato nel mondo del calcio con qualche "buffetto" ma meglio definirlo ceffone, qualche multa come si era solito fare con i bambini "disubbidienti". Controllava personalmente i suoi campioni che la sera rincasassero in orario, non piu' tardi delle 22.00. Così son cresciuti calciatori ed uomini come Beruatto, Tacconi, Vignola, Criscimanni, ed altri. Campioni approdati alla Juve e tanti acquisti intelligenti e funzionali alla squadra e l'innesto di giovani come De Napoli da Chiusano San Domenico approdato ai fasti della Nazionale. In un anno cambiò cinque allenatori, ma i biancoverdi restarono in serie A. Aveva il bernoccolo degli affari perchè, "chi non ha mai mangiato pane amaro, non capirà mai niente per il resto della vita". Un vero patriarca di quelli positivi, popolarissimo nel mondo del calcio, apprezzato dai migliori radiocronisti nazionali e giornalisti del calibro di Gianni Brera. L'Avellino di Sibilia ha rappresentato per una generazione intera la concretezza della gente di provincia, ambiziosa ma con i piedi sempre in due scarpe. Oggi è un giorno triste. perché il tempo passa e i ricordi ritornano tutti interi. Una squadra, una città, famiglie al campo, Golia contro Davide e il riscatto della gente dei piccoli paesi e dal dramma del terremoto. Il calcio ci ha uniti con orgoglio e oggi con la tumultuosità della faticosa quotidianità, ci piace ricordare lo sgusciante Juary, le pennellate di Vignola, i colpi di reni di Tacconi, le trasferte in ogni angolo d'Italia, una fede nella bandiera dei Lupi e l'arguto sorriso di un uomo vincente che ha saputo trasmetterci emozioni e l'amore per un calcio vero e di antichi valori. (Antonio Porcelli)
° Nella foto: L'Avellino 1972 -73 . Da sx. Miniussi, Zucchini,Marchesi,Fraccapani, Pantani, Piccinini, Giammarinaro (allenatore)- accosciati: Bongiorni, Piaser, Zoff, Codraro, Palazzese.
