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Immigrati: uscita scomposta di Sibilia. Ce ne era davvero bisogno?

Ho visto ieri un titolo di un giornale riferito ad una dichiarazione dell'ex Ministro Kyenge : “Migranti partono sani ma si ammalano in #Italia”. Le propongo, senza polemica, di fare un messaggio congiunto per dire a tutti "Non venite, è pericoloso".
Sono le parole di un post pubblicato su Facebook da Carlo Sibilia questa mattina. Il deputato avellinese del Movimento Cinque Stelle, che ingenuamente si pone sulla difensiva sottolineando "senza polemica", in realtà sa perfettamente che la sua discutibile ironia non può passare inosservata. Innanzitutto perché Sibilia utilizzando il titolo di un giornale (che deve sottostare alle regole della sintesi) anziché far riferimento all'intervista al Fatto Quotidiano rilasciata da Cécile Kyenge opera una semplificazione molto forzata e comunica una falsa notizia. L'ex ministro per l'Integrazione ha dichiarato, a proposito del rischio di contagio da tubercolosi paventato da Beppe Grillo, quanto segue: "Bisogna evitare allarmismi. Bisogna sapere che in ogni storia di emigrazione partono le persone più forti e arrivano debilitate per le condizioni dure del viaggio. I controlli ci sono all’arrivo in ogni Stato, ma non perché partono malati e portano malattie. Molte volte perché si ammalano durante il percorso o si ammalano addirittura a destinazione perché arrivano debilitati. Prendersi cura di loro significa prendersi cura della comunità".
In secondo luogo perché le parole del deputato pentastellato assumono una connotazione negativa e di stampo razzista, come fa notare un commento al post di Fabio Alemagna, candidato alle Europee dello scorso maggio proprio con il M5S. "Carlo, guarda che accade davvero - scrive Alemagna - a causa delle pessime condizioni di igiene nei CIE o come si chiamano oggi. Questo post fomenta solo un clima xenofobo di cui non si ha alcun bisogno".
Infine, contestualizzando il post in una dimensione irpina, non bisogna dimenticare i recenti fatti di Mercogliano. Quell'attentato molotov alla casa di accoglienza per immigrati, su cui Sibilia è certamente informato, obbliga politica e istituzioni a una ferma e decisa condanna, qualunque sia la matrice del gesto: bravata, razzismo, criminalità organizzata e impone una domanda: "Onorevole Sibilia, ce ne era davvero bisogno?".
(di Paola Liloia)
