Irisbus, tre anni dopo: ancora attesa della terra promessa

Il 7 luglio 2011 questo giornale ancora non era on line (lo sarebbe stato qualche settimana dopo). Il 7 luglio di tre anni fa però iniziava la vertenza Irisbus: circa 800 lavoratori lasciati fuori dal loro stabilimento dalla secca decisione di Fiat di dismettere la produzione di autobus in Italia. A quel 7 luglio, a quella notizia che avrebbe da quel giorno catalizzato costantemente le attenzioni della stampa e dei sindacati locali, è seguito un altro 7 luglio e poi un altro ancora. Oggi appunto sono trascorsi tre anni dall'inizio di quella che è stata più volte definitiva "la madre di tutte le vertenze irpine". 
In questi 36 mesi gli operai di Valle Ufita sono passati per momenti di assoluto scoramento ad altri di grande lotta, per sconfitte cocenti e vittorie entusiasmanti, fino alla fumata bianca di qualche settimana fa quando a Roma è stata annunciata la nascita della newco Industria Italiana Autobus che dovrebbe riprendere la produzione dei mezzi e occuparsi anche di revamping. Ancora una volta però, nel giorno del terzo anniversario dì lotta, i lavoratori della Irisbus guardano al percorso fatto fin qui e magari si asciugano lacrime e sudore sul volto, poi si voltano verso il futuro e non riescono a tirare un sospiro di sollievo. I ritardi nella convocazione del nuovo tavolo, la melina estenuante che Fiat continua a portare avanti da quel 2011, le incertezze non di secondo piano sui termini dell'accordo con il Lingotto (cessione di ramo d’azienda o comodato d’uso) continuano a tenere banco e segneranno ancora un'altra estate in Valle Ufita. La copertura per la cassa in deroga ci sarà per luglio e agosto, quella fino a dicembre dipenderà da un decreto ad hoc e da un'eventuale segnalazione della vertenza da parte del Mise. Insomma, ancora nubi all'orizzonte e la sensazione che, dopo le buone notizie di fine maggio e con l'estate ormai avviata, l'attenzione istituzionale per la vertenza sia scemata troppo velocemente. Adesso invece non si possono permettere cali di tensione, adesso bisogna chiudere definitivamente la partita con Fiat. Il rischio di finire come Mosè e il popolo di Israele, fermatosi a due passi dalla meta dopo 40 anni passati a vagare nel deserto, va scongiurato. I tre anni di lotta per la Irisbus meritano di restare scritti nella storia del lavoro in Irpinia come qualcosa di molto più che tre anni di giri a vuoto in attesa della terra promessa..
(di Paola Liloia)