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La scomparsa di Salverino De Vito: il politico della concretezza e dell'innovazione

Una persona straordinariamente semplice, protagonista discreto ed autorevole della Dc e della Repubblica. Uomo essenziale e dall’impeccabile stile che seppe spendere il proprio impegno politico per la Legge sull’imprenditoria giovanile e per il terremoto dell’80. Esce di scena con la consueta discrezione un pezzo importante della Storia irpina. L’ex Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno, il sen. Salverino De Vito è scomparso questa mattina dopo una breve malattia presso la Città Ospedaliera all’età di 84 anni. Era conosciuto come il padre dei “magnifici sette”, il gruppo politico irpino che aveva dato vita all’interessante laboratorio culturale – politico della sinistra di base che partendo dall’aree interne era approdato ai vertici del Governo e della politica italiana. Un gruppo nato intorno alla testata giornalistica “Cronache irpine” capace di elaborare tesi ed idee intorno alle quali si consolidò la nuova classe dirigente ancora in sella attualmente. De Vito insieme a Gerardo Bianco, Ciriaco De Mita, Giuseppe Gargani, Antonio Telaro, Biagio Agnes e l’indimenticato Antonio Aurigemma riuscì negli anni successivi al dopo guerra a svolgere una concreta passione che trovò nel partito della Democrazia Cristiana il suo naturale sbocco politico e di riscatto per l’Irpinia e il Mezzogiorno. E’ stato l’uomo della “gavetta” e della concretezza: sindaco di Bisaccia, consigliere e assessore provinciale, Presidente della Commissione provinciale e successivamente Regionale dell’Artigianato, componente della Giunta della Camera di Commercio. Fu vicesegretario provinciale della Dc, e dopo la prima elezione al Senato della Repubblica nel 1968 rivestì incarichi prestigiosi nella Commissione per la vigilanza sulla Rai, nella giunta consultiva per il Mezzogiorno, nella Commissione Lavoro nella Commissione Bilancio e Partecipazioni Statali. Il 4 agosto del 1983 venne nominato ministro per gli interventi straordinari per il Mezzogiorno nel 1° governo Craxi. Incarico ribadito nel II° governo Craxi e nel VI governo Fanfani. A De Vito si deve la Legge 44 del 1986 più nota come Legge per l’imprenditorialità giovanile che ancora oggi è un pilastro per la nascita delle nuove idee occupazionali in tema di politiche imprenditoriali e di nuove occasioni di lavoro da intendersi produttivo e non illusorio. Riuscì in meno di 90 giorni a far approvare la legge 219 per la ricostruzione e lo sviluppo delle zone terremotate con l’utilizzo per tanti imprenditori di investire attraverso i flussi finanziari nelle zone interne dell’Irpinia e delle zone investite dal sisma del novembre ’80. Attraverso questa legge, si insediarono le industrie nella “terra dell’osso” e le infrastrutture, come l’Ofantina, capaci di trasformare il paesaggio rurale e renderlo “transitabile” alle sollecitazioni della modernità e contro l’isolamento delle zone interne. Scompare con Salverino De Vito l’uomo dei fatti capace di coniugare la capacità amministrativa con il disegno politico, militante della Dc e capace di non lasciarsi suggestionare da “tentazioni” dopo Tangentopoli di passaggio in altri movimenti politici. Dopo l’esperienza conclusiva nel Partito popolare, l’ex ministro uscì di scena con il consueto e signorile silenzio, senza mai ammainare le bandiere della Democrazia Cristiana e tenendosi lontano dalle luci della ribalta. Scompare quasi in ombra, ma resta immutata la sua luce e la sua concretezza. In tempi come i nostri, con tanti politici che inseguono le luci della notorietà e del mediatico a tutti i costi, Salverino De Vito rappresenta un riferimento per la concretezza amministrativa e per le tante cose…non dette, ma capaci di valorizzare la fedeltà ai valori e la tenacia per costruire un futuro con la capacità di saper innovare e di innovarsi.
