Tu si nat in Italy

Pasolini - L'artista ucciso dalla fame di verità . Il suo impegno per l'Irpinia

Esattamente 40 anni fa, la mattina del 2 novembre Pier Paolo Pasolini veniva ritrovato morto sulla spiaggia dell'Idroscalo di Ostia. Per il suo omicidio venne condannato un 17enne, con il quale si è ritenuto che Pasolini potesse aver avuto dei rapporti e a seguito di una lite, l’incontro fosse degenerato fino all’uccisione dello scrittore..
Cosa sia successo, però, realmente la notte tra l’1 e il 2 novembre, a distanza di 40 anni, ancora non si sa.
Non ha soluzione uno dei misteri più fitti della storia della cultura e del giornalismo italiani.
Poeta, scrittore, giornalista, regista, sceneggiatore Pasolini ha speso tutta la sua vita a denunciare il marcio che la politica del suo tempo nascondeva. Era sicuramente un personaggio scomodo ed è per questo che intorno alla sua morte si è costruito un palcoscenico di ipotesi variegato ed allucinante. 
Testimone  di un potere subdolo e controverso che ha trovato terreno fertile nell’“Italietta” come lui definiva la nostra nazione a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 e che ha portato, come lui spesso ha affermato, alle stragi di Brescia e Bologna, provocando tante vittime innocenti.
Non ebbe mai paura di essere denunciato per quello che diceva (affrontò 33 processi), pur di seguire la verità che lo attirava come una luce fa con l’insetto. 
Pasolini era il prototipo del giornalista per eccellenza, colui che parla e denuncia senza freni, raccontando solo la verità. Cercarono tante volte di chiudergli la bocca, direttamente o indirettamente, ma non si è lasciato mai intimorire per continuare a coltivare l’amore del vero, suo vizio e sua condanna.
Oggi a ricordarlo è un documentario:  60 minuti di testimonianze; dagli amici come Maraini, Davoli, Galeone, Poli, Ferretti, Naldini, Asti a chi ancora oggi riscopre forza e originalità nella sua opera.
Spesso chi mostra una intelligenza brillante, capace di carpire meccanismi che sfuggono ai più, viene tacciato di essere un mostro, un violento e soprattutto un visionario. 
Non a caso di solito i geni, sono anche quelli più invisi alla società, perché la verità fa paura.
Questo è successo a Pasolini che tutt’ora rimane uno degli artisti più brillanti, ma anche più controversi di sempre.
Egli vedeva tutto ciò che gli italiani non volevano e non sapevano vedere: era già oltre e troppo avanti per adattarsi ai tempi in cui era nato e cresciuto.
La sua morte ha lasciato un vuoto nella società italiana, ma nello stesso tempo un insegnamento senza eguali: essere sempre soldati della critica, ma non quella futile e sterile, bensì quella costruttiva, quella che può farci aprire gli occhi per costruire un mondo diverso e perché no migliore.
QUANDO PASOLINI GIUNSE IN IRPINIA


Dopo una lettera a firma del duo Camillo Marino e Giacomo D'Onofrio, Pier Paolo Pasolini  incontra il 5 settembre del 1959 i due tenaci ed eclettici ispiratori della Rivista Cinemasud. Il poeta friulano partecipò da subito all'atmosfera culturale del gruppo neorealista, scrivendo su Cinemasud uno scritto inedito, "Una giornata balorda" dal quale trasse la sceneggiatura del suo primo film Accattone. Pasolini non solo collaborò attivamente alla rivista ma diede un forte impulso  all'idea del premio cinematrografico il "Laceno d'Oro", la manifestazione durata poi trent'anni dal 1959 al 1988. Il Festival diventò la struttura portante della cultura del Neorealismo e una importante fonte di crescita culturale, sociale ed economica dell'Irpinia. Pasolini accettò l'impegno di essere spettatore e promotore del Festival, riscoprendo il mondo dei contadini, trovando le emozioni per le basi della colonna sonora del Decameron. L'identità con la civiltà contadina del Friuli con quella irpina, divenne per il poeta un punto fondamentale per costruire nuovi ed importanti rapporti di amicizia. Dopo il 1959, ritornò l'anno successivo per promuovere con Giacomo D'Onofrio il premio letterario Città di Avellino che poi non vide mai la luce. Alcune divergenze di opinioni tra Marino, D'Onofrio con Pasolini per le successive elaborazioni ideologiche del poeta furono le basi per alcune polemiche sulla " contraddittorietà" della sua visione comunista - cristiana. Pasolini comunque, venne ricordato dopo la sua morte con una lapide posta nel 1979 presso l'Albergo Al Lago sull'altopiano del Laceno dai due inseparabili animatori del Laceno D'Oro e da alcuni intellettuali e registi stranieri.. La lapide, per la cronaca, andò distrutta nel terremoto del 1980. Nel trentennale della sua scomparsa, venne dedicato un numero speciale della nuova serie di "Quaderni di Cinemasud" con 296 pagine, 50 foto e 70 articoli.