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Scenari surreali tra Aberdeen e Aquilonia, ma la provincia è stanca...

La vigilia del voto in Scozia, almeno per un attimo, ha fatto sperare gli indipendentisti di tutta Europa. Dalla Corsica al Veneto, dalla Catalogna ai piccoli focolai sardi e siciliani, molti erano pronti a rivendicare referendum per staccarsi dagli Stati centrali. Lo ha fatto per esempio il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, in collegamento da Edimburgo. E anche il web pullulava di messaggi e attese. Si cercava una eventuale spinta per i “territori caldi”. Non è andata così, con buona pace di tutti. La Scozia resta nel Regno Unito, la Regina e Cameron esultano. Ed esulta anche chi bazzica le borse.
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Ma la questione della lontananza dei territori dalle capitali, non certo e non sempre solo geografica, resta comunque attuale. E noi che scriviamo da uno dei luoghi più remoti dell’Europa, vogliamo divertirci un attimo a immaginare le spinte autonomiste che il SI’ scozzese avrebbe potuto mettere in moto.
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Dopo i numerosi tagli e trasferimenti nel capoluogo Avellino, anche l’Alta Irpinia poteva ribellarsi. “Dovrà pur esserci giudice a Sant’Angelo o una ferrovia a Lioni”, avrebbero potuto dire gli altirpini ai quali sono stati tolti servizi e opportunità.
E magari nella cosiddetta “Irpinia d’Oriente” qualcuno avrebbe potuto spingere per l’annessione alla Basilicata.
Non dimentichiamoci di chi, come a Calabritto, Caposele e Senerchia guarda da sempre alla provincia di Salerno. Lo ha spesso detto il primo cittadino del paese delle sorgenti nella lunga e non del tutto risolta questione dell’acqua.
Cambiando versante, forse ad Ariano qualcosa da dire pure ce l’avrebbero. Con il Tribunale a Benevento, con la stazione dell’Alta Capacità che rischia di saltare, già vedevamo qualche arianese chiedere l’annessione al Sannio. “Tanto qui che ci stiamo a fare?”.
Anche se, a onor del vero, il famoso referendum di Savignano Irpino si risolse in una sorta di piccola Scozia. Restarono con Avellino, ricordate? E discarica fu…
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C’è chi sul web, ironicamente, propone un muro dalle parti di Atripalda per dividersi dal capoluogo.
Storie, ironia, provocazioni. Ma i motivi che spingono qualcuno a fantasticare non sono certo uno scherzo. Da Aberdeen (città a maggioranza indipendentista) ad Aquilonia, quello che si nota è la distanza comune dai luoghi in cui si prendono le decisioni. Perché queste, le decisioni, appaiono continuamente a sfavore dei piccoli luoghi lontani. Grandi spazi, pochi abitanti. Il problema è che nei luoghi sperduti gli abitanti ci sono ancora. E spesso servono come piccolo paradiso per chi fugge dalla città, da Londra o da Napoli. E pure da Avellino. Dunque, restando ad Avellino-City, la speranza è che la nuova Provincia serva davvero tutta l’Irpinia. In passato sarà anche stato così, ma ora c’è bisogno di qualche sforzo in più considerati i tagli degli ultimi cinque anni. Insomma, cari Paolo Foti o Mimmo Gambacorta, fatevi sentire a Napoli o a Roma con passione e determinazione. Perché l’Irpinia, e l’Alta Irpinia in particolare, non diventi la vostra Glasgow. Arrabbiata e arrembante.
