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Grottaminarda - Misura cautelare degli arresti domiciliari per un uomo gravemente indiziato per maltrattamenti in famiglia
domenica 18 ottobre 2026 - Da Redazione
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Nella giornata di ieri, i Carabinieri della Stazione di Grottaminarda hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari, con applicazione del braccialetto elettronico, nei confronti di un uomo gravemente indiziato dei reati di maltrattamenti in famiglia e di violenza sessuale aggravata e continuata ai danni dell’ex compagna, madre dei suoi figli minori. I maltrattamenti contestati risultano ulteriormente aggravati dall'aver commesso il fatto come atto di prevaricazione e controllo, volto a limitare le libertà individuali della donna e scaturito anche dal rifiuto di quest'ultima di proseguire il rapporto affettivo.
L’attività investigativa è scaturita da un tempestivo intervento di polizia giudiziaria sollecitato dal padre della persona offesa a seguito dell'ultimo episodio d'intimidazione. L'uomo, infatti, si era recato di notte sotto l'abitazione dell'ex compagna, contattandola insistentemente tramite messaggi, bussando con forza alla tapparella e arrivando persino a sollevarla.
A seguito di ciò, sono state raccolte le dichiarazioni della vittima la quale, pur con l'iniziale timore di sporgere denuncia, ha raccontato il regime di vita profondamente vessatorio a cui era sottoposta, sia durante la convivenza che dopo la sua cessazione. Un quadro fatto di abituali umiliazioni, offese e percosse, costringendola anche a subire rapporti sessuali con violenza e nonostante il suo evidente rifiuto. L'indagato ne controllava ogni aspetto economico e familiare, arrivando a vietarle di guidare e di uscire da sola e ponendo in essere una costante violenza psicologica che la induceva a sentirsi limitata in qualsiasi scelta quotidiana. Non accettando poi la fine della relazione, l'uomo ha continuato a contattarla incessantemente via WhatsApp, di giorno e di notte, con il pretesto dei figli ma chiedendo in realtà conto dei suoi spostamenti, minacciando di farle del male, seguendola e controllandola, e minacciando perfino gesti autolesionistici pur di costringerla a incontrarlo.
L’attendibilità del racconto reso dalla persona offesa ha trovato un pieno e solido riscontro nelle dichiarazioni di numerose persone informate sui fatti — tra cui la madre, la sorella, i vicini di casa, amici e conoscenti — ma soprattutto nelle chat di messaggistica acquisite, che testimoniano in modo chiaro il controllo ossessivo che l’indagato cercava di esercitare su di lei.