Volevano compiere una strage: gli inquirenti hanno scoperto che il gruppo stava progettando un'agguato contro i nemici del clan Cava e si ritiene che il piano prevedesse l'uso di un cecchino: ipotesi avvalorata dal ritrovamento nelle campagne di Quindici di fori all'altezza del cuore su un manichino di donna. Colpi sparati da un fucile di precisione.Nel corso delle indagini gli inquirenti hanno scoperto che il gruppo criminale stava progettando un nuovo agguato, contro i rivali del clan Cava, e che forse il piano prevedeva l'uso di un cecchino: nei giorni scorsi i militari del reparto speciale dei Cacciatori del Gargano avevano trovato nelle campagne di Quindici un manichino di donna con due fori all'altezza del cuore, provocati da un fucile di precisione. Da evidenziare che nella giornata di ieri, i carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro patrimoniale tra Nola e Casamarciano, Roma, Ancona, Centola, Milano, Torino, Siena e Trieste per circa 6,2 milioni di euro a persone legate al clan Cava. Provvedimento emesso dal Tribunale di Avellino su proposta della Dda della Procura di Napoli. due i destinatari, Francesco Mari di 72 anni, ritenuto vicino al clan e ritenuto un prestanome, e la moglie, di 71 anni Bruna De Luca.
Cronaca
Vallo Lauro - 5 presunti affiliati al clan Graziano in manette: tra gli arrestati i figli del boss

Una faida che dura da circa 30 anni che si combatte al rumore e al suono dei proiettili. Circostanze evidenziate nel corso delle indagini che hanno portato all'arresto di cinque persone eseguito dai Carabinieri del Comando Provinciale di Avellino su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia. Una brillante operazione eseguita tra il Vallo di Lauro e Verona. Obiettivi della faida la moglie e il figlio dell'ex boss Biagio Cava morto per cause naturali nel 2017. Un attentato che doveva essere eseguito dai rivali storici, il Clan Graziano di Quindici. In manette sono finiti Salvatore Graziano, Fiore Graziano figli del capo, imprenditori nel settore delle pompe funebri, Antonio Mazzocchi, Domenico Desiderio e Domenico Ludovico Rega con l'accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso nei settori delle onoranze funebri ed edile.