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Avellino - Albero caduto nella Villa Comunale, Legambiente chiede un cambio di passo sulla gestione del verde
martedì 13 ottobre 2026 - Da Redazione
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Dopo la caduta di un grosso leccio nella Villa Comunale di Avellino, avvenuta sabato pomeriggio, Legambiente Avellino interviene per chiedere nuovamente un cambio di passo nella gestione del verde urbano cittadino. Fortunatamente non si sono registrati feriti: la chiusura precauzionale della villa per allerta meteo ha evitato che qualcuno si trovasse sotto la pianta al momento del crollo.
«Quello che è accaduto non può essere archiviato come un episodio isolato», dichiara Antonio Dello Iaco, vicepresidente di Legambiente Avellino. «Parliamo dell’ennesimo albero storico che muore, negli ultimi anni, nell’antico orto botanico cittadino».
Dopo i casi del 2022 e del 2023, quando alla Villa Comunale si abbatterono un platano monumentale ultracentenario e una sequoia sempervirens inserita nell’elenco ufficiale dei monumentali del Masaf, tagliata in tutta fretta e senza valutare alternative, ricorda l’associazione, è venuto giù anche uno storico leccio per cui era stata proposta la monumentalizzazione. Questa volta, però, senza l’uso delle motoseghe.
Legambiente rivela che la monumentalizzazione del leccio era già stata richiesta nel 2020. Come spiegato dallo stesso Dello Iaco, le prime schede furono inviate al Comune il 17 dicembre 2020 e poi nuovamente il 25 luglio 2024 segnalando la presenza di carie lungo il tronco. Prima di trasmettere gli incartamenti alla Regione Campania, il Comune aveva ritenuto di dover effettuare ulteriori prove integrative per verificare la stabilità dell’esemplare.
«Non è mai stato chiarito se e quali analisi siano state effettuate e con quali risultati», sottolinea Dello Iaco. «L’albero aveva tutti i requisiti per diventare monumento della città e ne andava verificata la sicurezza statica. Sapere in che condizioni siano le piante storiche della città è un diritto dei cittadini. In passato non c’è stata trasparenza sul tema, ma è ora di cambiare passo».
Secondo Legambiente, alla base di questi eventi c’è un insieme di fattori: l’aggressività della carie del legno, i cambiamenti climatici, che producono precipitazioni sempre più intense e improvvise, ma anche una manutenzione che, in alcuni casi, non è stata adeguata. ( foto repertorio )
«Gli alberi della città, specialmente quelli di alto fusto, vanno monitorati con un piano pluriennale, puntuale e costante», afferma Dello Iaco. «Non si deve intervenire solo quando c’è da abbattere, ma periodicamente, con monitoraggi strumentali. Grazie a questo modus operandi in questi anni abbiamo salvato diversi platani in via Appia ad Atripalda, circa cinquanta pini della scuola enologica di viale Italia e alcuni cedri presenti in città, non ultimo quello a Rione Parco, dove siamo riusciti a salvarne uno dei due presenti in via Generale Giacomo Rotondi», rivendica il vicepresidente degli ambientalisti cittadini.
Le proposte di Legambiente Avellino non si limitano però a un monitoraggio periodico e scientifico degli alberi ad alto fusto della città.
«Questi dati devono essere resi pubblici. Il piano del verde prevede un’applicazione pubblica con cui i cittadini possano essere informati in tempo reale sugli interventi previsti sul patrimonio arboreo cittadino: attiviamola!», è l’invito di Dello Iaco.
Per il vicepresidente di Legambiente Avellino, una cittadinanza informata significa contrastare anche la «terribile associazione per cui un albero sarebbe pericoloso solo perché alto».
Bisogna poi pensare subito al futuro e alla prossima estate, sostituendo questi patriarchi verdi con nuove essenze arboree in grado di crescere e garantire ombra, ossigeno e accoglienza per la biodiversità nei prossimi decenni.
«Dobbiamo essere pronti, come città, a predisporre spazi comuni con una maggiore resilienza, immaginando aree verdi sempre più ampie che che fungano da rifugio estivo contro il caldo estremo e da spugna contro le precipitazioni improvvise, purtroppo, sempre più frequenti».
«Gli alberi sono monumenti della città: è un patrimonio che va tutelato», conclude Dello Iaco che si appella all’amministrazione e ai tecnici: «La paura non deve diventare il pretesto per abbattere: la risposta giusta è prevenzione, controllo, cura e programmazione».