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Messaggio del Vescovo di Avellino Aiello per inizio anno scolastico
lunedì 14 settembre 2026 - Da Redazione
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Domani tutti a Scuola! Volutamente uso la maiuscola per indicare un un luogo, un tempo, una Istituzione, una comunità che riapre i battenti e mette a tema il futuro e la speranza per il bene dell’umanità. Bambini, ragazzi, giovani sono sulla linea di partenza per il suono del “primo campanello”, ma anche docenti, dirigenti, genitori, personale di supporto, ausiliari del traffico e mezzi pubblici hanno pronto il piano del primo giorno, della prima ora di lezione, del primo batticuore.
L’organizzazione della Scuola aiuta a rimodulare i tempi delle famiglie, a riportare ordine all’orario della sveglia e dell’andare a letto, alle modalità d’essere della piccola comunità domestica o della grande famiglia sociale che nella Scuola trova il suo laboratorio più fecondo. Dopo i tempi dilatati delle vacanze torna lo schema più ordinato delle ore, delle mattine a scuola e dei pomeriggi coi compiti a casa. Ma perché dobbiamo tornare a Scuola tutti, grandi e piccoli, ragazzi e genitori, docenti ed esercenti di “cornetti che scottano ancora”?
Piero Calamandrei (1889-1956), politico e giurista italiano, dice che ne va del bene del mondo ed è a tema il futuro della Repubblica: “Se si vuole che la Democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la Scuola è più importante del Parlamento, della Magistratura e della Corte Costituzionale”. Una visione che pone l’Istituto Scolastico al di sopra delle grandi Istituzioni dello Stato moderno e che, spero, motivi ulteriormente il corpo docenti, i genitori, e, speriamo, anche gli alunni nel dire un grande “SI’” alla Scuola che riparte. È un “sì” a camminare insieme nel presente, portando sulle spalle il passato, per preparare un futuro avvincente per i singoli e la comunità. Un futuro all’insegna della pace, della cooperazione tra i popoli, della crescita dell’uomo, di tutto l’uomo, di ogni uomo. Il Vescovo benedice il “SI’” di tutti al primo campanello dell’Anno Scolastico 2026-27.
Non è un corpo chiuso la Scuola ma uno dei vasi comunicanti che fanno civile un popolo. Già Seneca, un autore latino, nelle Lettere a Lucilio, polemizza con una scuola chiusa in se stessa e non collegata alla vita. Una sua sentenza nata in negativo dove l’autore lamentava un nozionismo fine a se stesso, da tempo è stata modificata in positivo con “Non Scholae sed vitae discimus”: non impariamo per la Scuola, ma per la vita. Un docente mi ha comunicato il suo dolore nel vedere nei giorni di programmazione le classi vuote, i corridoi silenziosi e senza il via vai colorato degli alunni che si incrociano, si salutano, si accompagnano in gruppi da due o tre: “Aspetto con dolce ansia di ritornare in classe” mi ha detto. Domani è giunta l’ora di ricominciare.Venite: è in scena la vita!