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Strappo Udc, addio ad Area Popolare. Manovre al Centro

Cominciano a vedersi le prime conseguenze del referendum con le manovre al Centro che hanno portato allo scioglimento di Area Popolare con un netto strappo con l’Udc. Dopo aver sostenuto Ncd il SI e l’Udc il NO, la scissione è stata alquanto inevitabile.
A lasciare il gruppo di Area Popolare sono 4 deputati: Rocco Buttiglione, Paola Binetti, Angelo Cera, Giuseppe De Mita e il senatore Antonio De Poli.
Prima di loro già Maurizio Bernardo ha lasciato il gruppo per iscriversi al gruppo misto in attesa di approdare a Forza Italia.
Restano, invece, in Area Popolare, fronte Ncd i parlamentari: Gioacchino Alfano, Raffaele Calabrò, Antonio Marotta, Giuseppe Esposito.
Uno strappo dovuto anche a posizioni contrastanti riguardo l’indizione di elezioni a febbraio, una possibilità sostenuta da Angelino Alfano di Ncd, ma fortemente opposta dall’Udc.
Alfano ritiene che non ci siano alternative ad un percorso con il Pd e Renzi . Per l'Udc, non solo e' esaurita la collaborazione con Alfano, ma non convince l'alleanza con il Pd.
La situazione rimane delle più tese proprio a causa delle idee contrastanti che hanno portato alla decisione quasi annunciata prima ancora del risultato del Referendum.
Di seguito riportiamo anche la nota di Cesa, De Mita e gli altri: “Il risultato del referendum non è ascrivibile a categorie politiche precise. Nessuno può attribuirsi un risultato: né i vincitori, né gli sconfitti. L’esito del 4 dicembre è la reazione di una società stanca, smarrita e priva di riferimenti certi. Per questo l’idea di far precipitare il Paese verso il voto appare più il segno di una reazione emotiva alla sconfitta che un disegno politico utile all’Italia. Su questo punto si segna l’ultima differenza nei confronti di Alfano che, da tempo, ha trasformato in sudditanza nei confronti di Renzi quella che per noi è stata ed è un’alleanza leale con il Pd. L’esperienza di Area Popolare, forse mai decollata, si conclude qui: con lo scioglimento dei gruppi e la ripresa di autonome presenze parlamentari. In questo momento – si aggiunge – riteniamo che, in primo luogo , spetti al presidente Mattarella definire percorsi e prospettive. Ci limitiamo a considerare che dopo il referendum il Paese ha bisogno con urgenza di una messa in sicurezza sociale, intervenendo sulla povertà che come sostiene l’Istat oggi colpisce un italiano su tre; di interventi sul sistema creditizio a tutela dei risparmiatori e di una nuova legge elettorale a base proporzionale votata dal Parlamento. E non ultimo c’è bisogno, al di là delle distinzioni sul referendum, di un lavoro di ricomposizione specie all’interno dell’area del cattolicesimo popolare e di ceti medi e popolari che miri alla costruzione di un soggetto politico credibile. Per questo facciamo appello a noi stessi e a quanti, tra parlamentari e movimenti nella società civile, colgano come noi la rilevanza di questo passaggio storico”.