Tu si nat in Italy

La scomparsa di un prete battagliero: ciao Don Ferdinando!

Si è spento questa mattina all’età di 83 anni, nella sua casa di Cesinali, Don Ferdinando Renzulli. Un punto di riferimento per tante generazioni, un prete amico, padre e innanzitutto sempre in missione. Don Ferdinando ha rappresentato nella sua semplicità le pagine vere del  cristianesimo nell’azione quotidiana. Capace di “bacchettare” la politica dei potenti, generoso verso gli umili e, innanzitutto, di portare fino in fondo le idee per la rinascita della cultura e della speranza nella gente. Sempre vicino a chi viveva il disagio, sia economico che morale, è stato un Maestro di vita.  Numerose le sue battaglie, in particolare da parroco di  Borgo Ferrovia dove fece realizzare nella chiesa del Rione il Murale della Pace, un Murale realizzato dall’artista Ettore de Conciliis insieme a Rocco Falciano  ideato  su un’enorme parete che  si protrasse per un paio d’anni e fu ultimato nel 1965. Il primo titolo della composizione Pace, bomba atomica e coesistenza pacifica poi divenuto Murale della Pace era  in perfetta sintonia  e anticipatore della corrente di interesse sociale che attraversò  tutto il Novecento. Per molti benpensanti  l’idea progettuale  dell’affresco  non era in sintonia con  un luogo di culto come una chiesa. Questa insolita pittura murale suscitò un vivace dibattito con le immancabili polemiche del potere precostituito, che avversò la scelta ritenuta poco tradizionale e negando che si trattasse di arte sacra  e non in linea con la cultura del capitalismo che iniziava a fare proseliti in Italia e in Irpinia. Il battagliero Don Ferdinando difese a più riprese l’idea che abbracciava il senso dell’umanità in cammino riferito a tutta la creazione, fino a includere il mondo animale e quello vegetale. La storia della Chiesa, per il prete Don Ferdinando, era la storia degli uomini raffigurata all’interno della Chiesa della Ferrovia,  dai grandi come Giovanni XXIII, J. Kennedy, Mao Tse Tung, C. Pavese, Guido Dorso, P. P. Pasolini, Fidel Castro, P. Togliatti, G. Di Vittorio, alla figura evidenziata nello spazio, sospesa sulla folla e ingrandita – conformemente alla tradizione medievale – di uno dei massimi santi della tradizione cristiana, Francesco d’Assisi, per finire ai volti degli umili e della loro quotidianità. Una quotidianità dipinta anche dagli spettri dei bombardamenti, uomini morti o impiccati, l’avanzata dei braccianti,  con immagini che evidenziavano il crudo realismo della società di allora già alle prese con gli iniziali fermenti meglio noti come la generazione immediatamente successiva del ’68. E’ stato un uomo che adorava la tonaca e la missione di cui era stato investito: un precursore come parroco, sempre vicino ai problemi della gente e dei giovani. La gerarchia religiosa  non ha dato a Don Ferdinando i giusti riconoscimenti che le attese dei fedeli e dei tanti umili sconosciuti si attendevano. E’ stato Vicario del Vescovo di Avellino,  direttore della Caritas e negli ultimi anni parroco di Cesinali.  A Cesinali Don Ferdinando, grazie alla collaborazione di giovani impegnati nell’arte del Teatro, era l’anima del Teatro d’Europa, un laboratorio e una struttura capace di essere punto di aggregazione per le sensibilità creative ed artistiche dell’Irpinia. Mancherà a tutti coloro che l’hanno conosciuto e l’Irpinia perde un uomo di fede dalle grande umanità e dalla capacità di persuasione al perdono e al sorriso positivo di chi è in cammino verso la pace sociale e della ricostruzione morale. Mancherà anche a noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo e di amarlo consapevoli che lui non dimenticava  mai nessuno. E noi non lo dimenticheremo mai. ( A.P.)